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L'incredibile storia del tartufo (pt.1)

Oggi il tartufo è uno degli ingredienti più apprezzati e ricercati nella cucina italiana e straniera, ma non è stato sempre così. La storia del tartufo, lunga millenni, è caratterizzata da periodi in cui il famoso tubero è stato all'apice della sua popolarità e altri in cui è stato quasi disprezzato e dimenticato.

Pronto a partire con l'incredibile prima parte della storia del tartufo?

Il tartufo prima dei greci

Come prima tappa ci addentriamo nel mondo che possiamo definire pre-greco. In questo periodo, la prima comparsa del tartufo avviene con i Babilonesi, nel 3000 a.C.: andavano a cercarlo negli arenili dell'Asia Minore e lo utilizzavano nella loro alimentazione.

Molto probabilmente non si trattava di un tartufo pregiato (come può essere il tartufo bianco o il tartufo nero), ma di Tarfezia Leonis, una tipologia commestibile ma di poco pregio che cresce ancora in quelle zone.

Passiamo poi al periodo egizio, dove scopriamo che il faraone Cheope andava ghiotto di tartufi cotti in abbinamento al grasso d'oca.

Il tartufo nella Magna Grecia

In questo periodo entra in scena anche Aristotele: uno dei suoi allievi prediletti eseguì molti studi di botanica e in uno di questi definì il tartufo come "un ornamento prezioso" per la tavola, descrivendolo come privo di radici e frutto della combinazione tra pioggia e tuono.

Ma il tartufo entrò ben presto anche nell'alta società greca, tanto che ad Atene fu organizzato un vero e proprio concorso gastronomico, in cui il primo pieno andò a nientepopodimeno che a un piatto a base di tartufi, più precisamente un timballo di fagiano con ripieno di tartufi.

È sempre dalla Grecia che arriva il mito del tartufo come frutto afrodisiaco. Claudio Galeno, iniziatore della medicina sistematica, scrisse che il tartufo era molto nutriente e che poteva disporre della voluttà di Venere, la Dea dell'amore. Ecco il perché del tartufo afrodisiaco: veniva anche consigliato dai medici per chi soffriva d'impotenza o sterilità.

Il tartufo nella rivale Roma

Nonostante la rivalità, il tartufo accumuna un po' tutti. Infatti entrò ben presto anche nel mondo romano, grazie soprattutto ad Apicio, noto buongustaio che scrisse un volume di gastronomia per i ricchi romani citando alcune ricette a base di tartufo, e Lucullo, console romano famoso per i suoi favolosi banchetti.

Il periodo buio del tartufo

Il Medioevo è stato in molti campi un periodo buio e tenebroso, guidato soprattutto dalla superstizione e dalla religione. E il tartufo non ne è uscito indenne. Vista la sua natura sotterranea, era visto come un qualcosa di pericoloso, un frutto demoniaco che cresceva nella profondità della terra, vicino all'Inferno. Ecco allora che ben presto questo pregiatissimo ingrediente scomparse da quasi tutte le mense.

Con il Rinascimento la storia cambiò. Ma per scoprire come, dovrai aspettare la seconda parte della meravigliosa storia del tartufo!